La libertà fermata a Eboli
L’ennesimo episodio di libertà di espressione negata è accaduto a Eboli, in provincia di Salerno. Nel corso della presentazione del libro “Diversi e divisi – Diario di una convivenza con l’Islam” a Nello Rega è stato impedito di parlare. Invitato a discutere del suo testo, che gli ha procurato le minacce di morte da parte degli integralisti islamici di Hezbollah, Nello Rega è stato più volte interrotto e contestato. Organizzato da Officina Koinè – Associazione C2O, l’evento a sole 24 ore dall’inizio ha visto inaspettatamente la partecipazione di una mediatrice culturale di origine marocchina. La donna, durante l’esposizione di Nello Rega, ha cominciato senza freni a interromperlo e a cercare ogni pretesto per “censurarlo”. Il giornalista, che da mesi vive sotto l’incubo della sentenza di morte che “poggia” sulla sua testa, ha tentato di andare avanti. Ha più volte chiesto alla signora di poter proseguire senza interruzioni. Niente da fare. Davanti a questa situazione l’architetto Daniela Miglionico (dell’Officina Koinè) è rimasta immobile, non ritenendo di chiedere alla marocchina il rispetto della libertà di espressione. Alla fine a Nello Rega non è rimasto che abbandonare, con enorme dispiacere, la sala. Ancora una volta il diritto di parola è stato negato a chi della libertà di informare ha fatto la sua “bandiera di vita”. Un episodio che, comunque, non ha tolto a Nello Rega la voglia e il coraggio di proseguire nella diffusione del libro “Diversi e divisi – Diario di una convivenza con l’Islam”. Tantissime, da tutta Italia, le testimonianze di solidarietà a Nello Rega e al progetto che accompagna il suo testo. Insieme, per dire no alla libertà negata a Eboli e agli organizzatori dell’evento. E, per la cronaca, Officina Koinè ha commentato telefonicamente a Nello Rega di essere stata offesa dal gesto del giornalista di abbandonare, suo malgrado, la presentazione del libro. Che dire? Oltre il danno anche la beffa! Gli uomini possono fermare altri uomini ma non le idee, che proseguiranno senza sosta!


Che dire? Quando si mina la libertà di espressione è in pericolo la democrazia. Togliere la parola a Nello Rega, minacciato di morte per il suo libro, è questione grave che non va dimenticata. Inviamo a Officina Koinè il nostro disappunto e la nostra indignazione per quanto è avvenuto nei confronti di Rega. Nello non “ti curar di loro” e prosegui. Sei nel giusto. Io e tantissimi altri siamo con te! Non sei solo!
Solidarietà a Nello Rega e sdegno per chi gli ha negato la libertà di espressione. Come donna sono indignata perchè altre donne presenti all’evento di Eboli non hanno difeso Nello Rega. Sei la voce di chi è discriminata dall’Islam.Continua Nello. Siamo con te
Che tocca leggere al giorno d’oggi. Nello Rega che il paladino della libertà delle donne e l’emancipazione dall’Islam trattato nel peggiore dei modi. Perchè non farlo parlare e trattarlo così? Ingiustizia e censura. Vergognatevi voi che avete fatto questo a Rega. Nello vai avanti. Non ti piegare.
Mi chiedo a quale scopo Koinè officina abbia chiesto di ospitare la cosa se poi non ne ha tratto un’esperienza dialettica e di confronto.
Nello Rega sei il mio idolo. Parli come pochi nei riguardi delle donne. E le donne, o meglio solo alcune come questa Daniela Miglionico e questa marocchina, ti trattano così. Si sbagliano perchè la tua è la verità. E nessuno può censurare la verità. Ti sono vicina. Un abbraccio.
Bisogna dire basta a queste persone che pensano di poter censurare tutto e tutti. Nello Rega dice la verità e va rispettato. Vergogna, vergogna, vergogna.
Ci mancava anche questa notizia. A Nello Rega non bastano i proiettili dei folli islamici fondamentalisti. Ora ci si mettono anche gli italiani che vogliono a tutti i costi fermare le sue parole. Sono senza parole. Abbiate, voi di Officina Koinè, il coraggio di ammettere pubblicamente i vostri errori. Forza Nello.
Spett.le Dott.Rega,
lei non racconta la verità…
abusa di termini quali “libertà di espressione negata ” trascurando che tale libertà si estrinseca anche concedendo ad altri la possibilità di esprimere idee diverse dalle sue, non sempre ciò che pensa e dice è il “verbo”, non sempre la sua è la “verità assoluta”.
In modo subdolo ha utilizzato conversazioni private (è stato lei a contattare Officina Koinè) violando una delle regole fondamentali della convivenza civile, ha “adoperato” il linguaggio della minaccia che lei condanna probabilmente meno di noi, è troppo facile costruirsi una ragione, precludendo la replica dell’altra parte interessata, ben riparato al “calduccio” del proprio blog o della propria pagina personale di face book.
Ci perdoni, ma nello specifico, non le esprimiamo nessuna solidarietà, il pubblico convenuto è “testimone” del suo comportamento scorretto, non un presente è riuscito a giustificare il suo atteggiamento manchevole di rispetto verso tutti;
la sua intelligenza e provata esperienza da giornalista-scrittore, senza nemmeno impegnarsi troppo, le avrebbero offerto tutti gli strumenti necessari per continuare un dibattito che sarebbe stato sicuramente interessante (anche con la donna marocchina, della quale ovviamente, lei, offeso e ferito nell’animo da cotanta presunta “maleducazione”, ha pensato bene di non ricordare nemmeno il nome Fatiha Chakir), ma probabilmente, nella sua costruzione del “personaggio”, era meglio alzarsi e cercare la solidarietà nell’intera penisola (letta solo da suoi pochi “amici-tifosi” sulla sua bacheca personale di facebook), più di una volta, ed è bugiardo se lo nega, gli organizzatori prima e l’intervento di un semplice ospite venuto ad ascoltare la SUA presentazione, hanno cercato di farle riprendere il dialogo ma lei testardamente, reclamando chissà quali scuse, ha preferito “tirarsi” fuori da una discussione che probabilmente non sarebbe stato capace o non avrebbe avuto voglia di controbattere.
Non ci sentiamo di darle consigli, ma crediamo sinceramente che lei sia proprio alla ricerca della “diversità e divisione”, ovviamente le esprimiamo, piena solidarietà contro le minacce di morte da lei tanto propagandate, la violenza dell’ignoranza va sempre condannata,…. siamo certi, questo episodio non le ha tolto più che la voglia e il coraggio, l’”interesse”, di proseguire nella diffusione del libro “Diversi e divisi – Diario di una convivenza con l’Islam”.
In bocca al lupo per la presentazione 76 bis…. con la speranza che sia in grado di sostenere un dibattito non solo da scrittore ma, soprattutto, da UOMO.
Officina Koinè che nel silenzio della stampa ma nel clamore dei fatti opera da diversi anni a favore della legalità, gestendo uno dei pochi beni confiscati alla criminalità organizzata dalla regione Campania, e impegnata altresì al rispetto dei diritti dei diversi con una Cooperativa Sociale, diffida chiunque nell’esprimere commenti e minacce lesive dell’immagine dell’Associazione riservandosi qualora si renda necessario di inoltrare le e-mail ricevute alle autorità competenti.
Con mutata stima Officina Koinè
che vergogna! cancella i commenti che non fanno piacere…
Salve a tutti,
Leggevo il post del dott. REGA, giornalista RAI affermato e di notevole spicco, a cui va la piena solidarietà per le minacce subite, che ritengo vadano condannate, mi risulta infatti che sono in corso diverse indagini da parte dell’AA.GG. che sta trattando tale delicato argomento, sicuramente ricevere minacce non è piacevole per nessuno, ma allo stesso tempo credo che non debbano essere le minacce a fermare una persona nell’affermare la propria missione di vita, è però anche vero che chiunque scelga di essere un personaggio noto e di affermare e difendere i principi saldi della democrazia, deve mettere in calendario che si possono correre dei rischi e personalmente ne sono qualcosa, basti pensare a diversi nostri eroi: Rosario Livatino, magistrato, Impastato Giuseppe, politico, Giovanni Falcone, magistrato, Paolo Borsellino, magistrato, Michele Pagano, Avvocato, Rocco Chinnici, magistrato, Piersanti Mattarella, politico, Salvatore Zoccola, sottufficiale Guardia di Finanza, uomini delle forze dell’ordine, volontari e quant’altri che con coraggio hanno deciso di rendere pubblico il loro impegno e la loro missione di vita; detto questo vorrei passare alla presentazione del libro a cui ero personalmente presente, invitato dall’officina Koinè, in quanto Presidente di un Organizzazione Europea di Volontariato, è mi sento di dire, che non ho avuto ahimè il tempo di leggere il lavoro letterario scritto con dedizione e lavoro dall’autore, ma leggendo la prima parte di esso ed ascoltando ciò che l’autore esponeva durante la presentazione, mi lasciava capire che nel libro veniva narrata l’esperienza personale e diretta dell’autore che aveva conosciuto una ragazza libanese di nome Amira e dopo aver deciso di unirsi con lei, tramite un rito islamico, (simile al matrimonio religioso, con la sola differenza che può essere programmata una scadenza, differentemente da quello italiano), in Libano, non è contemplato il matrimonio civile, bensì vi è la possibilità di scegliere tra 10 diversi statuti, impartiti dalle autorità religiose e sono dieci per consentire l’unione di un cittadino libanese in virtù della propria confessione religiosa, ne cito alcuni: maronita, cattolico, greco ortodosso, druso, sciita, sunnita, isrealita, assiro, armeno, evangelica, ecc.. Di norma ove non vi siano particolari situazioni, è possibile l’unione senza conversione. In merito alla discriminazione e violazione dei diritti umani, invito chiunque a verificare quali sono stati gli stati firmatari della Dichiarazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo, il Libano l’ha firmata ed il 17-10-1966 è diventato Membro delle Nazioni Unite; differentemente da altri Stati (Sudan, Pakistan, Iran ed Arabia Saudita) che nel 1981, hanno adeguato con proprie Leggi nazionali, detta Dichiarazione al Corano e posta all’ONU quale Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo, inoltre la Costituzione Libanese, proclama la non-discriminazione tra uomo e donna, la differenza sta nel fatto che il Libano ha come Ordinamento di Stato, la Repubblica Semi-Presidenziale, che non ha modificato del tutto le leggi già preesistenti che si basavano sulla Legge Islamica, (un pò come l’Italia, in cui sono ancora vigenti R.D. Regio Decreti emessi da Re Umberto o da Vittorio Emanuele II° e mai abrogati), in merito all’età in cui si può contrarre matrimonio, mi sembra di ricordare che in conformità alla Convenzione sul consenso al matrimonio, sull’età minima per il matrimonio e sulla loro registrazione, n. 521 UNTS 231 del 1964, entrato in vigore il 9 Dicembre 1964 e tutt’ora in vigore, detta età veniva fissata a 15 anni, in Italia invece l’età minima è fissata a 16 anni per gli uomini e 14 per le donne, in ambito europeo oscilla tra i 14 ed i 16 con età del consenso, che va oscilla tra i 12 ai 20 anni; dopo questi chiarimenti normativi, ritorno all’argomento iniziale, la presentazione del libro del dott. REGA e voglio aggiungere che durante la sua illustrazione rimarcava più volte il fatto che la religione islamica è molto restrittiva, che pone divieti e vincoli, che non sancisce la libertà di parola, di fede e di culto, che è vietato per un qualsiasi altro credente entrare in una moschea od anche visitare La Mecca col crocifisso al collo, questa è l’integrazione secondo lo scrittore.
A mio avviso e mi spiace non aver avuto modo di conversare col dott. REGA, che dopo essere stato interrotto dalla mediatrice araba, di origini marocchine, ma cittadina italiana prima ed europea poi, perfettamente integrata, accreditata presso lo Stato come Interprete di Lingua Araba, sposata da oltre 5 anni con un italiano, di fede cattolica e madre di tre bambini splenditi, che invitata a partecipare al dibattito per portare il suo esempio personale di vita, voleva ovviamente spiegare le sue perplessità a ciò che stava proferendo il dott. REGA. Quest’ultimo, in modo al quanto sgarbato, lasciava il tavolo del dibattito si allontanava e non faceva nemmeno rientro dopo gli appelli della moderatrice, dott.ssa SICA e del dott. TROISI che commentò positivamente la fatica letteraria fatta dall’autore nel descrivere ciò che era stato il suo racconto, avrei gradito che lui restasse e proseguisse la conversazione dando modo a tutti di confrontarsi in una società democratica, così come da egli definita, comunque avrei voluto soltanto dire poche cose al dott. REGA, in primis che nelle moschee non è vietato entrare per coloro che non siano di fede islamica, (io ci sono stato diverse volte e non solo nelle moschee, ma anche in altri luoghi di culto di differenti religioni), ovviamente è preferibile entrarvi non durante l’orario di preghiera, per una questione di rispetto, (anche al Santuario di Pompei o a San Pietro, non consento le visite guidate durante le preghiere e le Sante Messe), mi consenta di ricordarglielo perché forse è un bel pò che manca dal partecipare ad una funzione religiosa, in merito a visitare La Mecca col crocifisso quale segno d’integrazione, credo personalmente che sia un’idea al quanto bizzarra, visto che la fede deve essere un qualcosa d’interiore e non di ostensionismo, anche perché credo fermamente che non possono essere i popoli e ne tanto meno il dott. REGA a modificare gli Ordinamenti di Stato di quei paesi che sono stati costituiti con fondamenti della Legge Islamica, in riferimento poi al fatto che l’islam nel corano pone i divieti, mi viene da chiedermi se il dott. REGA, ha letto mai il corano? Tutte le religioni ed i testi sacri, pongono degli insegnamenti, dei limiti, dei divieti, i cristiani li chiamano “COMANDAMENTI DI DIO”, li cito di seguito: 1) “Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me. 2) Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. 3) Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano; perché il Signore non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano. 4) Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo. 5) Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà. 6) Non uccidere. 7) Non commettere adulterio. 8 ) Non rubare. 9) Non attestare il falso contro il tuo prossimo. 10) Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo”, per voi non sembrano restrizioni e divieti? Allorché, mi domando il crocifisso non è un’immagine scolpita??? Non viola il 2° comandamento??? Chissà… Infine, mi spiace per la situazione creatasi durante la presentazione, ma ritengo che se il dott. REGA, non gradiva che durante la sua presentazione vi fosse un dibattito poteva semplicemente dirlo all’inizio della manifestazione o meglio ancor prima direttamente all’organizzatori dell’evento, anche, perché personalmente ritengo che chiunque si mette in gioco compiendo una qualsiasi azione, anche scrivendo un semplice commento, su di un forum, è soggetto all’opinione del pubblico, ne sono consapevole, quindi potrà essere lodato, osannato, attaccato, contrariato ed in casi particolarmente difficili anche oltraggiato o subire intimazioni, come è accaduto a Roberto Saviano, per il suo libro… In ultimo va la piena solidarietà alle F.d.O., chiedo scusa, alle Forze dell’Ordine che a quanto pare vengono spesso attaccate per non garantire la tutela dell’incolumità personale del dott. REGA, a mio personale avviso, tengo a precisare che le Forze dell’Ordine sono organi operativi dello Stato e quindi esecutore di ordinanze emesse dalle Autorità, per il discorso della scorta, esiste una sezione speciale chiamata “UCIS” Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza, che ha la facoltà di disporre, ridimensionare e/o revocare la scorta ad Autorità, Personalità, VIP e cittadini sottoposti a rischio, in base a proprie valutazioni istituzionali e secondo parametri previsti dalla Legge, basti pensare ai tanti magistrati e membri delle istituzioni che nonostante fanno un lavoro esposto a rischio, ancora si trovino senza scorta, l’unico che può intercedere con l’UCIS che ha sede a Roma, è il Prefetto della Repubblica del luogo di residenza del dott. REGA, non è singolarmente l’ufficiale delle Forze dell’Ordine che può autorizzare la scorta in favore di un soggetto a rischio (se non in casi davvero limiti), il dott. REGA ha ricevuto minacce da parte di ignoti che si dichiarano essere “ISLAMICI” ma che a mio avviso definirei fanatici o semplicemente integralisti, perchè nell’essere criminali la fede non c’entra… Mi spiace dott. REGA, non averle potuto esprimerle il mio personale pensiero, in un ultimo ma non meno importante, premettendole che non sono uno scrittore, ma un attento e costante lettore, io avrei titolato il suo libro “LA MIA ESPERIENZA CON L’ISLAM” – Nello & Amira diversi e divisi, perché si tratta di una esperienza personale tra una persona italiana di fede cattolica (anche se ricordo lei ha detto di essere Laico durante la presentazione e poi di voler andare nella moschea col crocifisso????) ed una persona libanese di fede islamica, ma non si può generalizzare… Ad esempio, circa otto anni fa, conobbi una ragazza lucana, era di religione diversa dalla mia, pareva una santarellina, ma si rivelò prettamente l’opposto, a tal proposito voglio semplicemente dire, che dopo qualche anno, ho conosciuto altre ragazze lucane, ma non uguali, quindi siccome ognuno ha una sua personalità, ad esempio io e lei sicuramente la pensiamo in modo diverso, chi le dice il mio modo di pensare sia sbagliato o viceversa??? Ah! Tornando all’integrazione per me, il concetto d’integrazione vuol significare altro che andare col crocifisso nella moschea, per me l’integrazione e il sentirsi parte di un paese, di una comunità, di un luogo, di una famiglia, di una cultura, senza però, mai perdere la propria personale identità, le proprie usanze, culture, costumi, tradizioni, al di là dei colori politici, di fede, di pelle… Questa per me, è la vera integrazione, ed è per questo che mi batto da anni e per cui spesso ricevo anch’io pressioni (in alcuni casi insieme ai miei collaboratori, siamo stati anche oggetti intimidazioni), ma abbiamo continuato a seguire la nostra strada, la nostra missione, quella che abbiamo scelto noi, la nostra è una scelta di vita. Ognuno deve avere il coraggio di fare le proprie scelte, ma se non c’è l’ha, non può essere colpevolizzato per questo!
Auguri per il suo libro e chiedo venia per la lunghezza del mio commento, ma sono abituato a dire sempre ciò che penso e nel modo migliore possibile per essere così comprensibili a tutti coloro che mi leggono e che ringrazio…
Sono sdegnato per quanto successo a Nello Rega. Una censura dopo tutte le minacce che Rega è costretto a subire. E poi da un’associazione culturale. Ma quale cultura è questa e chi sono questi personaggi che hanno censurato un paladino della libertà? Inviamo una mail di protesta a questa officina koinè. la mail è info@officinakoine.it e ufficiostampa@officinakoine.it
vergogna!!!
Sdegno per quello che è stato fatto a Nello Rega. Vergogna Officina Koinè. Solidarietà a Nello Rega e Diversi e divisi.
In merito alla lettera inviata dall’Officina Koinè, credo che vadano precisate alcune “inesattezze”. Non ho mai chiamato Officina Koinè per chiedere l’organizzazione della presentazione del mio libro ma Officina Koinè, attraverso l’architetto Daniela Miglionico il 4 gennaio scorso mi ha inviato una mail per avere dettagli per poter organizzare l’evento. Mai ho chiamato Officina Koinè per chiedere aiuto o per eludere alcuna presentazione. L’ufficio preposto all’organizzazione delle presentazioni ha chiamato solo in marzo l’architetto Miglionico per chiedere cosa si sarebbe svolta la presentazione. Non ho mai usato, come voi dite “in modo subdolo conversazioni personali” anche perchè i tabulati delle telefonate fatte e ricevute sono pronto a divulgare in qualsiasi momento. Non ho mai offeso alcuno, nè tantomeno il vostro lavoro. Come si può evincere, mi sono fatto promotore 15 giorni fa tramite la mia redazione (abbiamo copia delle mail inviate a Officina Koinè) di un servizio giornalistica sulla struttura gestita da Officina Koinè e confiscata alla camorra. Non ho mai “sfruttato”, come voi dite, le minacce ricevute dagli integralisti islamici di Hezbollah per la mia persona. Il solo pensare a questa cosa mi fa capire cosa possano arrivare mai a pensare gli esseri umani. Non è bello vivere dovendosi difendere da chi ha deciso in nome di Allah di ucciderti, e questa sensazione vorrei fosse immaginata anche da persone che si dichiarano al servizio della civiltà e dei bisogni della gente. Faccio notare che l’architetto Miglionico mi ha espresso via mail la sua solidarietà dopo le ultime minacce ricevute. Quindi vi è una contraddizione in termini. Sono stato costretto, mio malgrado, ad abbandonare la sala per il clima ostile che ha animato l’evento di presentazione del libro. Non sono alla ricerca della “diversità e divisione”, così come testimoniano i premi ricevuti in questi mesi e gli attestati di solidarietà e vicinanza dell’Ordine nazionale dei giornalisti, della Federazione nazionale della Stampa, del sindacato dei giornalisti Rai, di centinaia di associazioni, gruppi politici, cittadini. Inoltre, mai mi è stato chiesto di tornare al tavolo della presentazione garantendomi la possibilità di fare un discorso senza essere interrotto, così come presuppongono le normali regole di democrazia. Così come non rispondente al vero è l’accusa che questo sito censuri i commenti. Come vedete la vostra mail è stata pubblicata. Rispondendo ad altre vostre accuse, sulle quali la nostra associazione Together Onlus, la casa editrice del libro e io stesso, risponderemo nelle sedi più appropriate, credo che la battaglia che porto avanti assieme a migliaia di cittadini (ai quali va dato il giusto rispetto) dimostri da solo che sono un uomo che non cede ai compromessi, non ha doppi scopi, non usa niente e nessuno. Lo dimostrano i fatti. Ho avuto il coraggio su questo sito di pubblicare cosa è successo a Eboli. Ma siamo sicuri, o meglio siete sicuri, che tutti i protagonisti di questo episodio riprovevole abbiano detto tutta la verità? O molti punti siano stati volutamente saltati, omessi e nascosti? Per il mio lavoro e per la mia cultura sono abituato a parlare sempre con prove certe e inconfutabili. Anche questi interrogativi ultimi hanno, se volete, prove e testimonianze certe che sono e sarò pronto a esibire a chiunque voglia. Sinceramente, e senza compromessi, Nello Rega
Ben detto Nello Rega. La sua risposta è più che chiara e non lascia alcun dubbio. Così come nelle ultime righe. Parla di cose concrete, chissà cosa pensano questi di Officina Koinè. Sono curioso di sapere tutta la verità, quella che molti nascondono.
@dott. Salvatore Abbruzzese
Gent.mo Dott. Abbruzzese, grazie per il suo commento. Come vede nessuno in “Diversi e divisi” censura nessuno. Il suo post è stato pubblicato così come tutti quelli che arrivano e non contengono toni offensivi. La ringrazio per le sue parole a proposito del libro anche se mi permetto di farle notare che i fatti sono andati in modo assolutamente diverso. Gli organizzatori dell’evento non hanno, infatti, raccontato i dettagli della vigilia della presentazione, nè gli accordi intercorsi. Così come non hanno raccontato che io mai ho chiamato loro per chiedere la organizzazione di una presentazione. Lo posso dimostrare in tutte le sedi. Ed è anche vero che nessuno del Comitato Nessuno Tocchi Nello Rega nè tantomeno io hanno mai offeso le Forze dell’Ordine, anzi le dirò che ieri quando ho ritirato il Premio della Critica a Salò ho ringraziato i carabinieri che vigilano sulla mia sicurezza. Sono sempre pronto al confronto e al dialogo e le lancio una “provocazione” dialettica. Se non crede alla mia volontà di confrontarmi con il mondo islamico, organizzi un dibattito tra me e anche 10 islamici, dove vuole e quando vuole e con qualunque pubblico. Io all’incontro verrò e divulgherò il mio pensiero fino all’ultimo istante. Perchè non accetta questo invito? Un grazie ancora e, in attesa delle sue decisioni, le invio i miei più sinceri saluti. Nello Rega
@giuseppe
Come vede in questo sito ospitiamo tutte le idee, anche quelle che “puntano il dito” contro chi combatte, come noi, contro le ingiustizie e la negazione della libertà. Quindi, moderi il linguaggio ma soprattutto usi con giudizio le parole.
Io alla presentazione all’Officina Koinè c’ero e ho potuto osservare tutto. Nello Rega si è visto costretto ad abbandonare la sala perchè non gli è stata data la possibilità di parlare. Il clima era ostile e la signora marocchina lo ha interrotto numerose volte. Nello Rega ha iniziato a parlare, ha chiesto di poter continuare il suo intervento ma nulla. Nè la signora marocchina nè gli organizzatori hanno consentito ciò. Ero presente e ho visto. Per questo la mia solidarietà a Nello Rega è completa e obiettiva.
Anche io ero presente, in veste ufficiale, la presentazione del dott. Rega è stata più volte interrotta dalla signora Fatiha che accompagnava ogni concetto espresso dal giornalista con mugugni e smorfie. Obiettivamente anche io sarei andato via dalla sala.
spett. Dott Rega seguo con molta attenzione gli eventi degli ultimi giorni lei forse non si ricorda ma sono stato uno dei suoi accompagnatori in una sua visita a Catania un paio di settimane fa’,lei non era solo.
Le esprimo la mia solidarieta’per il trattamento ricevuto ad Eboli.
Sto seguendo l’evoluzione dei fatti, ma siamo sicuri che sia stata detta tutta la verità da parte dei soci di Officina Koinè? Io ho seri dubbi!
Ho avuto la fortuna di conoscere Nello Rega, e sò quanto gli stia a cuore il finanziamento del progetto Libanitaly legato al libro, se ha abbandonato la sala deve essere stato sicuramente perchè era veramente impossibile continuare, altrimenti sarebbe rimasto per il bene dei bambini dell’oratorio a cui devolve i proventi del libro.
Gent.mo Dottore Rega, anche io ero a Catania e l’ho osservata durante la sua attività professionale. Ho apprezzato la sua umanità e, averla avuto ospite a bordo della nostro nave, è stato un piacere enorme. Dover leggere di come è stato trattato a Eboli mi sconforta e mi indigna. PEr questo sa che a Catania siamo tutti pronti a difenderla e a dire la verità su tutto e tutti. E a Officina koinè e agli organizzatori dico: “Ma sapete chi è Nello Rega e con chi avete a che fare?”
ma perchè Officina Koinè non indice un nuovo confronto tra il dott. Rega e una delegazione islamica e vedere se il dialogo è possibile? credo che sia una proposta che possa trovare tutti d’accordo. A patto che ci sia la volontà da parte di entrambi e non solo di Nello.
Rimuoviamo le interferenze. Pensiamo ai progetti umanitari!
E’ incredibile quanto accaduto a Eboli. Un gruppo di persone, tutte in maniera diversa impegnate a rimuovere incomprensioni e ostacoli sulla strada dell’incontro con l’Altro, di colpo si sono sottratte a un confronto. Non importa stabilire chi quell’incontro ha cominciato a compromettere o chi ha deciso di non proseguirlo. Contano, piuttosto, le ragioni per le quali quell’incontro era stato organizzato. Iniziare una disputa per stabilire da quale parte si trovi la verità, proprio da questa ci allontanerebbe. Di certo non aiuta quanti assenti a capire: lasciando ognuno sulle proprie posizioni ma cosa più grave, distante da chi si era deciso di incontrare. Le varie posizioni assunte da quanti su questo blog hanno raccontato la propria esperienza, perdonate la presunzione, a tale triste conclusione conducono. Ogni Intervento racconta una verità, segno che ve n’è diverse. E’ confortante perché significa che nessuno mente. C’è da crederci, perché se qualcuno mentisse, lo farebbe in modo consapevole e, soprattutto, in maniera spudorata, sapendo che altri, a conoscenza dei fatti, sanno del suo mentire. Io non c’ero, però voglio capire. Per questo chiedo ai protagonisti di provare a ritornare intorno a un tavolo. Ognuna delle parti lo deve prima di tutto alla propria missione. L’autore di “Diversi e divisi”, non può permettersi che il suo messaggio sia distorto. Deve essere chiaro che diversi e divisi, col suo non essere “politicamente corretto” si prefigge di contribuire a unire le diversità, per diventare diversi e uniti. Officina Koinè, non deve rinunciare a essere percepita come quel fantastico laboratorio di ricerca di una “parlata comune”. Stesse conclusioni valgono per chi crede la cultura, strumento privilegiato di mediazione tra culture. Evito di terminare con la solita frase di Voltaire sulla tolleranza. Non posso non ricordare però, che la crescita della civiltà è andata di pari passo con lo sviluppo della capacità del dialogo e del rispetto delle diversità.
A Officina Koinè: ma perchè non raccontate tutta la verità su quanto accaduto e non dire come stanno davvero le cose?Credo che molte cose siano state omesse e non dette, o anche dette a metà. Se avete la coscienza pulita dite tutto oppure abbiate l’umiltà di chiedere scusa.
Come vedo Officina Koinè e Daniela Miglionico non hanno risposto dopo la smentita da parte di Nello Rega di accuse che si sono rivelate del tutto non vere. Cosa aspettano a rispondere alle tante domande e perchè se credono tanto nel dialogo e accusano Nello Rega di non volerlo lo sfidano a un dibattito, ad un’arena con islamici? Sarebbe bello. Officina Koinè sveglia!! Aspettiamo vostre risposte. Ci saranno?
Sono sdegnata per quanto fatto a Nello Rega. Ho ascoltato Nello Rega a Salerno e sono rimasta coinvolta dalle sue parole e dal suo pensiero. Non dimentichiamo il libro sostiene un progetto umanitario. Per questo non andava riservato questo trattamento di censura e di accusa a Nello Rega. Officina Koinè avete una coscienza? Allora scusatevi con Nello Rega e con le migliaia di persone che sono con lui.
Anche io sono sdegnato per quanto fatto a Nello Rega. Ho letto il suo libro e l’ho conosciuto durante una presentazione. Ha fatto bene: chi censura i pensieri e chi noo rispetta la democrazia e la libertà di espressione non va assecondato. Bravo Nello. Officina Koinè riflettete, riflettete, riflettete. E abbiate l’umiltà di chiedere scusa.
Ho letto quanto successo a Nello Rega a Eboli. Ma come si fa? Come si può pensare di voler censurare un uomo e un libro che parlano dei diritti delle donne musulmane e dell’amore? Non ho parole. Officina Koinè come si può fare? Spero abbiate il coraggio e l’umiltà di riparare a quanto fatto a Nello Rega e alle migliaia di persone che come lui e con lui difendono i diritti dell’essere umano!
Riportiamo di seguito quanto apparso sul quotidiano “Cronache del Mezzogiorno” il 14/04/2010. Quanto scritto non lascia dubbi su ciò che è realmente accaduto a Nello Rega durante la presentazione del libro “Diversi e divisi” presso l’associazione C2O – Officina Koinè l’8 aprile scorso
Questo il titolo dell’articolo:
La mediatrice culturale “media” alla musulmana: impedendo di parlare
Spiacevole episodio verificatosi a Eboli in concomitanza con la presentazione del libro “Diversi e divisi – Diario di una convivenza sull’Islam” di Nello Rega,
proprio il giornalista italiano è stato protagonista della vicenda, nel bel mezzo del suo intervento è stato ripetutamente interrotto e ferocemente contestato da una donna di origini marocchine, una “mediatrice culturale” che avrebbe dovuto partecipare al dialogo nel corso della presentazione.
La donna ha sorpreso tutti in sala intimando al giornalista di non parlare e, al momento dell’accaduto, nessuno dei presenti, forse rimasti sbigottiti da tale comportamento e dal forte risentimento della donna nei confronti di Nello Rega , ha cercato di placare gli animi. Senza alcuna intercessione anche da parte degli ospiti quindi la mediatrice culturale marocchina controbatteva ad ogni parola di Rega non permettendogli di continuare nel racconto sommario del suo libro.
Il giornalista faticosamente quindi ha cercato di riprendere il discorso e di proseguire il suo intervento ma gli attacchi verbali della donna marocchina hanno fatto interrompere stabilmente lo scrittore che subendo la mancata civiltà nella controparte al dialogo ha lasciato la sala con sommo rammarico.
“Nessuno, ripeto nessuno, ha fatto qualcosa per fermare i continui tentativi di censura nei miei confronti – spiega il giornalista Nello Rega – sono stato invitato dall’associazione C2O – Officina Koinè per la presentazione del mio libro e una volta sul posto non mi è stato possibile parlare,mi è stata completamente negata la libertà di espressione, è qualcosa di vergognoso, è ancor più vergognoso che nessuno abbia fatto qualcosa per fermare quei costanti attacchi verbali che ho dovuto subire dalla mediatrice culturale marocchina”. Continua poi Nello Rega: “ La cosa più assurda di questa faccenda è che, dopo l’accaduto, ho ricevuto una e-mail dall’Officina Koinè dove non solo si sono risentiti del fatto che io abbia lasciato anticipatamente la sala ma sostengono che sia stato io stesso a chiedere il loro interessamento per presentare il mio libro in quel di Eboli, cosa assolutamente non vera, tra l’altro conservo ancora le e-mail dove l’associazione mi invita all’evento”.
Nello Rega poi lancia una sfida: “So già che molto probabilmente non verrà accolta la mia sfida ma propongo ugualmente all’associazione C2O- Officina Koinè di organizzare un dibattito incentrato sull’Islam, con dialoghi opportunamente e civilmente mediati. Sono disposto a partecipare ad un summit anche con diec persone che hanno un idea diversa dalla mia e dalle mie ideologie ma pretendo che il tutto avvenga nella più totale e democratica libertà di opinione, quella che mi è stata duramente negata ad Eboli”.
Questo articolo sulla stampa salernitana è talmente chiaro che solo chi non vuole capire non capisce. E Officina Koinè cosa fa? Accetterà la proposta di Nello Rega o continuerà a “tacere” facendo finta di niente e pensando che censurare significa democrazia e che chi difende le libertà negate (come fa Nello Rega) sia uno xenofobo? Basta con questi atteggiamenti. Abbiate il coraggio di accettare la mano tesa di chi è grande. E Nello Rega che fa questo è davvero un grande. Non c’era bisogno di un gesto simile ma serve un’altra volta ad affermare chi è quest’uomo. Grande, libero, coraggioso.