Per laicismo o per ostilità

burqa 8

In questo momento in Francia è ancora in atto un forte dibattito sulla proposta di legge che andrebbe a rendere illegale burqa e niqab, in quanto non compatibili con i valori francesi. Noi del versante BelPaese non siamo da meno. Il 71% degli italiani ritiene che sia giusto vietare il burqa: lo ha rilevato la SWG di Trieste in una recente indagine. In particolare, tra gli elettori di centrodestra l’87% è favorevole al divieto introdotto in Francia, mentre la quota percentuale  è al 78% tra gli elettori di centro. Risultano invece divisi (stano a dirsi) gli elettori di centrosinistra: il 52% degli intervistati è a favore del divieto e il rimanente 48% si schiera contro. La proposta registra maggiore consenso nella fascia d’età dei 35-44 anni, mentre il 45% dei giovani dice no al divieto. Non si registrano, infine, grandi differenze tra uomini e donne: l’idea di vietare il burqa è condivisa dalla maggioranza degli intervistati, indipendentemente dal sesso.
Senza dimenticare il multiculturalismo e la qualità della vita di Parigi e dintorni, c’è da augurarsi  un avvicinamento legislativo ed ideologico ai cugini francesi anche per le questioni sociali, legalitarie ed istituzionali; una voglia di Francia non solo nei divieti ma soprattutto nei diritti.

In memoria della Donna

Tempi duri per le pari opportunità.
Uno spunto interessante per la giornata di oggi è il documentario di Lorella Zanardo “Il corpo delle donne” di qualche mese fa, facilmente reperibile su You Tube. Esso illustra come sia facile subire e condividere, più o meno consapevolmente, ideologie  tribali, vicine al più becero machismo, che con abilità dissimula la differenza di genere in placida sottomissione biologica e culturale. Virginia Woolf è decisamente passata di moda, o almeno nessuno oggi ne proporrebbe la candidature alle elezioni.

8 marzo è il giorno della donna,  e preferiamo parlare, oggi, di speranza più che di resa. Di femminilità vera, rinnovamento e sorgente di vita. Una lezione di coraggio e dignità che viene da lontano.

In Senegal la primo ministro Madior Boye ha chiesto al parlamento di modificare il codice di famiglia del 1973. Oltre che donna ed esperta di diritto, Madior Boye è musulmana e governa un paese a maggioranza islamica. Dove il diritto di famiglia vigente è influenzato dalle leggi coraniche.
La primo ministro propone di riformare la figura femminile nel quadro legislativo del Senegal, riconsiderando la poligamia e l’autorità esclusiva dell’uomo su moglie e figli. Ciò accade in un paese dove una donna non può viaggiare senza autorizzazione del coniuge.
Diversi leader musulmani si oppongono all´iniziativa del governo. Bamba Sall, presidente dell´associazione per l’insegnamento del Corano, liquida il provvedimento come anti-islamico. Sulla stessa linea, lo studioso Moustapha Gueye giudica il nuovo codice contrario ai principi del Corano.
Vi sono, però, leader musulmani più aperti al cambiamento. Sidy Lamine Niasse, studioso di diritto islamico, ritiene che anche le donne siano in grado di guidare la famiglia e dunque la legge deve tenere conto di questa realtà.

La corrente innovatrice fa leva sulle modifiche introdotte nella costituzione del Senegal all’inizio del 2001, ma se il nuovo diritto di famiglia andasse in porto, il Senegal farebbe un passo avanti nel distinguere tra religione e politica. Una vittoria per le donne e per la laicità dello Stato come valore. Con l’augurio e la speranza che le donne possano essere, ovunque, portavoce, testimonianza e militanza di libertà.

Perversioni Made in Iran

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Curiosità o notizia, che dir si voglia, rilevata ieri tra le notizie dal mondo: la polizia religiosa iraniana ha arrestato una decina di coppie. L’accusa: esse erano dedite, spesso e volentieri, allo scambismo e al sesso di gruppo. Secondo il giornale conservatore Jomhuri Eslami le orge venivano organizzate attraverso un sito web messo su per l’occasione, dal nome -per nulla equivoco- “Islam moltiplicato”. Le coppie dedite all’immorale attività erano fatte di laureati e funzionari pubblici, alcuni con figli, come accade -secondo sondaggi- anche per la vecchia e perversa Europa (anche se da noi sono in aumento le giovani coppie dedite allo scambio).  Ma la polizia religiosa, stavolta,  non gli ha perdonato le pratiche sessuali alla presenza di altri e spesso con più partners: non siamo mica in Svezia.