Qualche giorno fa, nuove minacce ai danni dell’autore. Questa volta è emerso il lato più feroce e violento della minaccia, quello che lascia poco all’immaginazione. Invitiamo tutti a firmare per ottenere insieme l’assegnazione di una scorta per Nello Rega, sul sito della Pro Loco Gallicchio. Grazie a tutti.
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Tra le notizie dal mondo, colpisce una curiosa vicenda fresca giunta dall’Iran: la polizia religiosa ha arrestato una decina di coppie dedite ad orge e scambi di partner. Secondo il quotidiano conservatore Jomhuri Eslami, gli incontri venivano organizzati grazie ad un sito web di nome ”Iran Moltiplicato”, che coordinava luoghi e tempi dei rendez-vous orgiastici. Le coppie, composte da laureati e funzionari -alcune con figli- avevano relazioni sessuali in presenza di altri o con più partners. Un’abitudine sessuale malsana e tutto sommato occidentale, che è costato l’arresto agli sfortunati praticanti; non siamo mica in Svezia, cari scambisti iraniani. In Iran la messa in pratica delle fantasie sessuali può costare molto cara, l’arresto in questo caso. Ed è bizzarro che una vicenda del genere venga alla luce, poiché il regime iraniano iper-conservatore tende ad oscurare storie dai particolari boccacceschi come questa. Esse potrebbero turbare le menti dei governanti e dei funzionari, e l’illusione di controllo delle coscienze dello stato teocratico. Ma le Guardie della Rivoluzione erano state chiare annunciando, già nel marzo di quest’anno, un giro di vite per reprimere siti pornografici e anti-islamici. E di fronte a fenomeni che scalpitano (non ultime le proteste contro i brogli elettorali), basta chiudere gli occhi. E terminano così i conflitti, gli interrogativi, le crisi di coscienza. Semplice, no?
Cosa è accaduto in questi mesi per tutelare i giornalisti ed il diritto di cronaca? In che direzione si stanno muovendo le istituzioni per garantire una rete di protezione adeguata? Come è possibile che la minaccia sia ancora un mezzo per imbavagliare, in una realtà democratica come la nostra? Un punto della situazione verrà tracciato e discusso oggi, insieme a “Diversi e Divisi”. A Palazzo Marini, Roma.
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“Diversi e Divisi” è un viaggio che inizia due mesi fa, a Potenza, con lo scopo di maturare dialogo, punti di vista, opinioni a confronto. Tutto ciò, con il supporto morale di LibanItaly, ovvero con la consapevolezza di dare un senso concreto e reale alle azioni, agli incontri, ai chilometri percorsi giorno dopo giorno. Adesso LibanItaly riparte con un nuovo traguardo, un progetto da realizzare grazie anche a “Diversi e Divisi”, alla catena di solidarietà e attenzione che ha generato e alimentato in queste settimane. A Jbeil, Libano, il centro giovanile-oratorio dei Salesiani ha bisogno di fondi e attrezzature per le proprie attività. Strumenti per laboratori teatrali, intrattenimento multimediale, attrezzature sportive, materiale di studio: tutto il possibile per migliorare l’azione sociale ed educativa del centro sul territorio. Da semplici costumi di scena per le rappresentazioni, ai computer per permettere ai ragazzi di navigare in rete, i videoproiettori e le fotocopiatrici per le attività di gruppo: beni di prima necessità per i bambini del centro e gli educatori. La collaborazione con i Salesiani Cooperatori (www.sdb.org ) avrà lo scopo di convogliare le energie di LibanItaly per migliorare le condizioni del Centro Don Bosco di Jbeil. Una parte del ricavato delle vendite di “Diversi e Divisi” alimenterà il progetto illustrato: il viaggio di queste settimane avrà finalmente un volto, delle voci, una speranza.



…un velo di speranza!
Questa storia capovolta arriva dagli Stati Uniti, per esattezza dal “Meltin’ Pot” per eccellenza, New York City. Accade che nella notte tra il 31 e l’1 novembre una donna tenti di sgozzare il marito durante il sonno, riuscendo solamente nell’intento di ferirlo. La coppia musulmana era ai ferri corti: lui era troppo occidentale per i gusti di lei. La donna -Rabia Sarwar, 37 anni- di origine Pakistana, si è dichiarata colpevole di tentato omicidio ed è stata rilasciata dopo il pagamento di una cauzione da 25000 dollari. A proposito del marito, ha dichiarato: “Mi faceva fare troppe cose contrarie all’Islam, io obbedivo ma dentro di me era scoppiata una guerra”. Voleva costringerla a pratiche indegne e aberranti: mangiare maiale, indossare pantaloni corti o bere alcolici. Lei ha utilizzato un triste modus operandi del diritto di famiglia islamico, quello che soffoca nella violenza i contrasti ideologici tra membri dello stesso nucleo. Ebbene una donna vissuta per tutta la sua vita secondo i dettami del Corano, cresciuta con la consapevolezza che quella sia la via unica per la salvezza, viene costretta a cambiare abitudini, legge, opinione. Ma del resto lui è il marito, e da buon musulmano -responsabile spirituale e morale del nucleo familiare- ordina alla moglie cosa essere o non essere. Il gesto di Rabia Sarwar è un ennesimo barbaro uso della violenza “di fede”, nato in un contesto di maschilismo e violenza psicologica. Un contesto nel quale il marito può costringere la moglie a calpestare i divieti e le pratiche imposti dalla religione. Divieti e pratiche che lei, tutto sommato, avrebbe il diritto di praticare, seppure per educazione o ignoranza. Non di imporre ma di adempiere almeno; è un suo diritto. L’Articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani recita: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti”. Do ut des. Altrimenti si rischia di cadere nelle falle del pensiero liberista, rischiando ragionamenti da totalitarismo laico.
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